| Fotografia e Montagna |

di Alberto Bregani | Fotografo di Montagna | Biancoenero Pellicola Medioformato

  • HOME
  • Chi sono
  • Visione
  • Fotografie
  • Video
  • Hasselblad
  • Rolleiflex
  • Acquista un Poster

Una foto per la Memoria

Posted by Alberto Bregani on 27/01/2012
Posted in: Holga, Storie. 4 commenti

“Se c’è una nebbia gelata, fuori fa meno quaranta; se l’aria esce con rumore del naso, ma non si fa ancora fatica a respirare, vuol dire che siamo a meno quarantacinque; se la respirazione è rumorosa e si avverte affanno, allora meno cinquanta. Sotto i meno cinquantacinque, lo sputo gela in volo”. Da “I Racconti di Kolyma”(Varlam Šalamov – 1989)

Questa mia fotografia è sempre stata un’immagine tra le mie preferite; di grande intimità, molto personale, ma di difficile collocazione ( è sostanzialmente un “nulla” come ha ben definito un mio caro amico fotografico). Un’immagine che per portarla al di fuori del mio personale percepito aveva bisogno di un qualcosa, una qualche storia che le desse motivo, occasione di essere foto. Un’immagine che ho quindi tenuto sempre per me. Poi, tempo dopo questo scatto, ho incontrato il libro di Šalamov e mentre lo leggevo, guardavo non più solo questa foto, ma dentro e oltre essa. E pian piano capivo che poteva descrivere un po’ la tremenda realtà descritta nel libro, seppure nella sua milionesima parte, quel nulla indistinto che aveva però un’impercettibile orizzonte al quale aggrapparsi nel gelo, nell’indifferenza, nelle umiliazioni, nel terrore di quella sua devastante, terribile esperienza (…e di milioni di altri).

I racconti della Kolyma è il libro di una storia lacerante, impressionante, vissuta dall’autore negli anni del regine staliniano, nella regioni più disperse, piu profonde, piu drammaticamente fredde della Russia siberiana e che appartiene al medesimo filone di Se questo è un uomo di Primo Levi e Una giornata di Ivan Denisovic di Aleksandr Solzenicyn. Una testimonianza dall’inferno della terra. E’ un libro “della Memoria” – anche se la memoria dovrebbe essere dentro ognuno di noi, senza dover diventare “istituzione” per ricordarci di ricordare (cit.) . E sebbene il mondo della Kolyma, dei gulag, dei cosiddetti crematori bianchi,  non c’entri nulla con le vittime della Shoah – per le quali è nato il Giorno della Memoria – rimane comunque un’incancellabile testimonianza delle più abberranti atrocità dell’essere umano e, allo stesso tempo, della capacità e del coraggio che lo stesso essere umano riesce ad esprimere per poterne venire fuori, in condizioni indicibili. I racconti della Kolyma va quindi letto non tanto per un aspetto meramente storico della questione – anzi, quasi per nulla  – bensì per investigare l’aspetto umano, la forza che esiste in ognuno di noi, la possibilità di essere vivi fino alla fine, qualunque cosa ti arrivi addosso. O, almeno, la possibilità di provarci aggrappandosi a qualunque cosa possa essere utile a dire “io sono qui e sto vivendo”. E’ un libro  sull’orgoglio, sulla forza e sull’onore; sulla vita e non sulla morte.

Questo vuole dunque essere questa mia foto, unita a quel brano: la mia foto per la Memoria. Un tributo a tutti gli altri uomini straordinari che, vittime di violenze e soprusi altrettanto straordinari, in qualunque tipo di forma e modalità siano stati esercitati, in qualunque parte del mondo, sono riusciti comunque, in qualche modo,  a raccontarne la sofferenza e la vergogna. Per tutti coloro che verranno. |

(Dati tecnici: foto scattata con Holga 135bc  – kodak 400tx,  a -10c°)
( Link :  per acquistare il libro )

Un caro saluto dal tuo paese

Posted by Alberto Bregani on 26/01/2012
Posted in: Storie. 1 commento

Tofana di Rozes in Infrared | ©2011 Alberto Bregani

Con questa frase un caro amico di famiglia -  che mi ha visto quando camminavo con le scarpe da montagna n°24, seguendo lo zaino di papà -  ha chiuso un suo commento a un mio recente post.  A Cortina d’Ampezzo, molti di voi lo sanno, ci sono (quasi) nato, ci sono cresciuto e ho vissuto per piu di vent’anni; direi sicuramente il piu bel periodo della mia vita (pre-nascita dei miei bimbi…) per mille motivi sui quali ora non mi dilungo. Non ci sono poi più tornato per moltissimi anni. I giri della vita ti portano agli estremi opposti talvolta. Non ci sono più tornato fino a quando proprio Cortina mi ha chiamato, lo scorso anno grazie al mio amico Andrea Gris. Ricordate? Per CortinaInCroda 2011. Facevano venticinque anni dritti filati di assenza, a parte un fugace passsaggio nel 2007… Beh,  da non crederci.  Sono stati giorni intensi, veramente intensi e pieni di di affetto, di ricordi, di amici ritrovati, di risate… E poi mi sono preso il tempo di girarmela da solo a piedi; gli stessi percorsi che facevo da piccolo, le scorciatoie e le strade e le vie che una volta mi sembravano grandi e lunghissime me le sono ritrovate strette e brevi. E’ naturale, si cresce..  Che ricordi… Poi purtroppo ho dovuto girare la macchina e ritornarmene in questa (in)sopportabile città, come lo sono per me tutte le città. E se una parte del mio cuore e della mia anima è sempre sulle montagne,  un’altra parte molto speciale è dedicata  specificatamente a “quelle” montagne. Quelle splendide Montagne d’Anpezo che mi hanno fatto da cornice per tutta la mia indimenticabile infanzia e adolescenza, e tuttora circondano e impreziosiscono quello che gli amici come Luciano amano ricordarmi essere, ancora, il mio paese. Rimanendone commosso e onorato. Ciao Cortina. E arrivederci a presto, anzi, sànin dapò ;-)

(Nella foto la Tofana di Rozes in infrarosso vista da Malga Pezié de Parù – un luogo magico, andateci. E, nel caso servisse,  dite che vi mando io ;-)

Il tempo della maturità

Posted by Alberto Bregani on 24/01/2012
Posted in: Macchine, Storie. 5 commenti

Dolomiti di Brenta da Lago Ritort| con Shen Hao 4x5"

A luce bassa mi siedo sul pavimento del salotto, davanti alla teca delle mie macchine e inizio a pensare a ciò che sarà domani. Ai sentieri che calpesterò, ai boschi che attraverserò, alle montagne che vedrò, alla neve nella quale affonderò un passo si e l’altro anche. Già mi immagino l’aria. E le nuvole che viaggeranno veloci sopra di me. Me ne andrò a Lago Ritorto per una piccola e umile prima invernale. Niente a vedere con gli ottomila,naturalmente… Ma ognuno ha le proprie avventure e dentro quelle, piccole o grandi che siano,  è giusto che ritrovi ogni volta il piacere di vivere la natura e il proprio modo di essere.  Chi verrà con me? Guardo la mia Hasselblad, poi la Rolleiflex, la SuperIkonta 6×9 e la nuova entrata, la Shen-hao 4×5″, la macchina della maturità fotografica: la guardo e ne ho quasi timore. Non ci si arriva per caso al grande formato. Si, certo, può essere anche la prima macchina che uno acquista. Tutto è lecito. Ma alla consapevolezza dei propri mezzi ci si può solo arrivare solo, e per fortuna sia così, con tanto studio, tanto lavoro, tanta applicazione. Tanta umiltà. Ci avevo provato anche qualche anno fa ma c’era qualcosa che non andava. Troppa la differenza tra me e lei. Non sapevo ancora cosa farmene di tutta quella perfezione, non capivo. Non era tempo. Cosi ritornai al mio medio formato che mi avrebbe dato nel tempo le soddisfazioni che molti di voi hanno poi conosciuto attraverso le mie fotografie. E ora ne sono felice, migliore scelta non avrei potuto fare. Sono cresciuto.

A luce bassa, seduto sul  pavimento del salotto, davanti alla teca delle mie macchine, allungo la mano verso quella che domani sarà con me a Lago Ritorto. Se deve essere una “prima”, che sia una prima veramente: prendo la Shen. E’ ora di iniziare e forse il tempo è questo. Forse il tempo della maturità, il tempo del grande formato è arrivato. Domani lo saprò. Me lo dirà il grande vetro smerigliato attraverso il quale cercherò di raccontare le mie montagne in un modo per me totalmente nuovo. Chissà se riuscirò a dire qualcosa, chissà come sara la mia “prima”… Quanti chissà…  Tempo che vada, che chiuda lo zaino. Meglio essere freschi, domani si preannuncia una bella giornata; una gran bella giornata.

Attenti a quei due

Posted by Alberto Bregani on 23/01/2012
Posted in: Fotografi, Storie. 3 commenti

Alberto Bregani | Sandro Vidi

Ormai si è sparsa la voce: ci sono due tizi che da qualche anno si aggirano dentro e fuori le cime delle Dolomiti di Brenta con treppiede sulle spalle e strane macchine fotografiche dalle forme più disparate, talvolta anche con un panno nero sotto il quale secondo me si nascondono per paura di far vedere i segreti dei loro scatti. Sono un po’ strani però anche simpatici; hanno queste macchine che, figuratevi, sono ancora caricate  a pellicola; una roba del secolo scorso – tipo archibugio a pallettoni -  che poi si possono fare pochissimi scatti che rimangono dentro un rullino fino a quando non vengono sviluppati in uno speciale laboratorio tutto al buio che si chiama camera oscura. Addirittura certe volte il negativo è solo uno al massimo due. Un negativo molto grande, che infatti si chiama grande formato. Che poi, a dirla tutta, ‘sti due sono anche un po’ masochisti, a mio modesto parere: cioè, si fanno dei giri incredibili, migliaia di metri di dislivello, e su e giù per i monti, attaccati alle pareti a strapiombo sul nulla, sotto il sole, esposti ai venti più freddi, nel pieno di temporali di montagna ( che sono tosti, veramente tosti) per fare poi magari solo tre foto in un giorno… Saranno mica normali, dico..  E non contenti vedono ciò che hanno scattato solo dopo uno, due, dieci giorni. Capito? Non vedono la fotografia subito quando la fanno. Devono tornare giù a valle e poi dopo che hanno sviluppato la loro pellicola scoprono se  le foto vanno bene, sono a fuoco etc etc Praticamente fanno una foto al buio. Sulla fiducia.  E se non è venuta?! Che fanno, tornano su dove hanno fatto la foto e la rifanno? Ma davvero?  Ma dai,  ma figurati;  secondo me ce la raccontano… E poi, senti qui, le foto sono in biancoenero, neanche un colore. Capito? Bianco, nero. Stop. Con tutti i colori del mondo che abbiamo a disposizione… Ma ti pare?

Comunque poco prima di Natale li ho incontrati dalle parti di Malga Brenta Bassa, stavano aspettando la luce (?!?)  e intanto che “aspettavano” mi hanno spiegato alcune cose, ma non mi ricordo già più niente: cose antiche, figuramoci se ne so qualcosa… Ho chiesto se potevo fare loro una fotografia e volentieri mi hanno detto di si. Ed eccola qui. Carina eh? Gliel’ho anche inviata e mi hanno ringraziato. Di matti ne ho conosciuti, ma questi proprio… ;-)

(Foto di Alessandro Gardini. Grazie Ale! )

Suggestioni e fatica

Posted by Alberto Bregani on 20/01/2012
Posted in: Storie, Video. 6 commenti

Oltre ai dati di scatto, alle condizioni di luce, all’orario e altre annotazioni varie, dovrei scrivermi il grado di fatica raggiunto (sopportato/superato) per ognuno dei miei vari giri dentro e fuori le cime ovvero le Dolomiti di Brenta. Arrivare al rifugio Alimonta, spettacolare posto 2600 mt messo a guardia della Vedretta degli Sfulmini, è stato uno di quelli dove avrei certamente scritto 10/10 di fatica e oltre. Prezzo al pubblico delle foto 1 miliardo di euro. Beh, non l’ho scritto ma me lo ricordo benissimo :-))

Non è tanto il percorso in sé, assolutamente fattibile anche da persone meno atletiche del sottoscritto, quanto il fatto di come io sia arrivato ad affrontarlo sempre per seguire questa maledetta luce che mi fa starare e modificare qualsiasi tabella normale di marcia. Così, per aspettare che il sole girasse alle nostre spalle e puntasse diretto a ciò che avevamo davanti a noi per  avere la giusta luce sulle Punte di Campiglio e su Gemelli, per aspettare che le nuvole salissero con le termiche pomeridiane e per arrivare all’Alimonta giusti per il tramonto, ci siamo soffermati al Rifugio Brentei fino a metà pomeriggio, all’incirca le 16.00 per poi incamminarci dentro questo vallone di pietre, circondati da pareti altissime e senza un alito di vento. Detto ciò, secondo voi, è possibile restare sulla terrazza di un rifugio sospeso tra le nuvole ( Brentei), in una calda giornata di Agosto, allietati da una leggera brezzolina in viso, dopo aver già macinato qualche buona ora di cammino con 10 kg di zaino sulle spalle (almeno) … senza mettere sotto i denti qualcosa?! Ecco, esatto: impossibile. E immaginatevi il resto :-)  Sopportando quindi un immenso sforzo psicologico, ci siamo decisi ad alzarci e a prendere coraggio per inoltrarci nel Vallone dei Brentei e incamminarci verso l’Alimonta. Pomeriggio incredibilmente bello, con le giuste nuvole che mi dicevano già che avrei raccontato qualcosa di bello; ma anche terribimente caldo man mano che camminavo.

Ora, mettete insieme questi elementi: caldo senza vento, stinco con polenta trangugiato verso le 15 con 1/2 litro di teroldego, sentiero con il 20837% di pendenza senza soluzione di continuità per circa un’ora/ora e mezza tra pietre e sfasciumi… e avete messo insieme il micidiale mix di quel pomeriggio. Suggestione, emozione, bellezza, meraviglia di posti grandiosi… certo: come nascondere lo spettacolo che ci ha accompagnato fino ai 2.600mt della nostra ultima tappa di quel giorno. Ma anche una fatica che così non me la ricordavo da tempo. C’è anche da dire a mia discolpa che il mestiere di fotografo di montagna non aiuta certo a prendere il classico ritmo che attiene ad ogni buon camminatore: vai, cammina, fermati, giù lo zaino, smonta, inquadra, aspetta un po’, su lo zaino, riparti e cammina per 15 minuti, arifermati, vedi un po se c’è qualche inquadratura; no, niente, riparti e ricammini per 20 min, stop, fotografia? Si, stavolta mi pare buona, giu e apri lo zaino, carica, pellicola, filtro, cavo di scatto, esponi, aspetta no, cambiata la luce,  riesponi… Insomma un bel casino, per dirla come un poeta.  Ma alla fine “ho scavallato” e vedendo l’Alimonta mi sono rincuorato: sapevo che di lì a poco mi avrebbe accolto un piatto di canderli come pochi altri sanno fare. Inoltre sapevo di aver portato a casa qualche scatto che mi avrebbe dato molte soddisfazioni. E così è stato. Sia per i canederli che per le foto :-)) Qui una piccola porzione di quel bellissimo pomeriggio. Sono certo apprezzerete sia le suggestioni di quel grandioso anfiteatro che precede l’arrivo all’Alimonta, sia le foto scattate in quelle due orette di sofferenza, che il “pensiero” di Sandro al mio arrivo. PROSIT!!

Posts navigation

← Voci più vecchie
  • Fotografo di Montagna

    Sono un fotografo di montagna, cammino dentro e fuori le cime, ne respiro l’essenza. Non ho mete e non ho percorsi, seguo la luce, le nuvole che corrono. Vogliano le Montagne parlarmi di loro, cosi che io raccolga ogni storia dentro ogni mio piccolo frame. E possa dire ad altri della loro bellezza | Alberto Bregani |

  • I Poster di Alberto Bregani

  • Il racconto del mese | Gennaio

    1951- Giancarlo Bregani e Angelo Vanelli

  • Tutorial | Presentare una foto

  • Il canale video | Tutti i backstage

  • Seguimi su Facebook !

    alternate
  • Post recenti

    • Una foto per la Memoria
    • Un caro saluto dal tuo paese
    • Il tempo della maturità
    • Attenti a quei due
    • Suggestioni e fatica
    • Ricordo di Angelo
    • Merry Xmas e… Arrivederci !
    • Special day … Special gift ;-)
    • Lookin’ Back | 2009-2011
    • E nel cielo si disegnò la folgore
    • I’m a Piano Man
    • Una nuova compagna
    • Le gracchie del Bernina
    • Di ritorno
    • Come sassi
    • Perchè la montagna? Perchè il biancoenero?
    • Next Stop: 20/09 Bolzano!
    • Senza Tempo
    • Appunti sparsi
    • Bocchette Centrali – Dolomiti di Brenta
    • Mountain Poster Collection
    • Intervista per una tesi
    • Questo sono io
    • Cortina, la signora Maraini and me
    • Sella Weston Adams… Bregani
  • Alberto Bregani sui Social Media

    • Facebook
    • VimeoPro
    • Flickr
    • Twitter
    • Carbonmade
    • YouTube
  • In Collaborazione con

    • Andrea Lanzeni – Stampe b/w in Milano
    • APT Campiglio Pinzolo e Val Rendena
    • MountainBlog – The Outdoor Lifestyle
  • Worthy Photographers

    • Stefano Schirato | Reportage
    • Jack Brauer | Montagna
    • Giulio Malfer | Persone
    • Marco Bianchi | Montagna
    • Nuccia Cammara | Mood
    • Stefania Massoni | No Profit
    • Stefano Zardini | Reportage/ Landscape
    • Nicola Spadafranca | People
    • Alberto Pellegrinet | Still Life
    • Mirko Sotgiu | Paesaggio
    • Giovanni Mari | Wildlife
  • Worthy Places

    • Holgamods – Your real Holga is here
    • Light Leaks – N.1 Low-Fi magazine
    • NewOldCamera – Best Used Equipment in Milano
  • Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

    Join 85 other followers

  • Cerca per parola

  • [ Cerca per argomenti ]

  • Contatti

    Per contattarmi questa la mia mail albertobregani@gmail.com
  • Gestione Blog

    • Registrati
    • Collegati
    • Voce RSS
    • RSS dei commenti
    • WordPress.com
Blog su WordPress.com. Theme: Parament by Automattic.
Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 85 other followers

Powered by WordPress.com